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Abolire il Durt: lo chiedono Costruttori e Confindustria

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Pubblicato da in Blog · 5 Agosto 2013
Tags: durtcostruttoriconfindustria

Confindustria, Rete Imprese Italia, Ance e altre associazioni chiedono l’abolizione del Durt in quanto “complica in maniera inaccettabile la vita delle imprese”.

Così ribadisce Paolo Buzzetti, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili. Dopo il dissenso delle imprese è possibile che il nuovo Documento Unico di Regolarità Tributaria (Durt) venga eliminato. Si ricorda che il documento unico di regolarità tributaria è il nuovo provvedimento mirato ad alleggerire la responsabilità solidale fiscale negli appalti, acquisendo il Durt in sostituzione dell’attuale autocertificazione.
In realtà, se da un lato l’impresa appaltatrice si svincola dalla responsabilità solidale, dall’altro il Durt si rivela esssere un onere pesante per il subappaltatore, che non solo deve effettuare un nuovo adempimento burocratico, ma rischia di non incassare i pagamenti da parte dell’appaltatore se ha pendenze fiscali. E in tempi di crisi non pare opportuno dare l’avvio ad un circolo vizioso.

“Ridimensionare il Durt è il nostro obiettivo principale”, dice il presidente della Commissione Finanze del senato, Mauro Maria Marino. Infatti, una norma pensata soprattutto in funzione dell’agevolazione alle imprese in situazione di difficoltà è diventata, in realtà, uno strumento utile solo a complicare gli adempimenti burocratici. Una considerazione concreta, peraltro confermata anche dalla politica: dal deputato Girolamo Pisano, ad esempio, che ha preso le distanze dal Durt.

Sono quasi mille le proposte di modifica, oltre al Documento Unico di Regolarità Tributaria: la possibilità di dilazionare il debito tributario in dieci anni anche per i contribuenti che aderiscono a pratiche di conciliazione in sede di contenzioso; il reinserimento del tetto di 300mila agli stipendi dei manager di aziende che forniscono servizi pubblici come le Poste, abolito con un emendamento approvato alla Camera.




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