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Affitto: la riduzione del canone ha un costo… burocratico

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Pubblicato da in Blog News · 17 Giugno 2013
Tags: affittoburocraziafiscotassecasa

Lo Stato fa pagare oneri di bollo e di registro anche se il proprietario riduce il canone dell’inquilino.

La fiscalità immobiliare è caratterizzata da assurdità, paradossi e illogicità, oltre che da una gravosità ormai non più sopportabile. In proposito, la Confedilizia segnala un’incongruenza toccata con mano, negli ultimi mesi, da un numero crescente di locatori.

Capita con sempre maggior frequenza – chiarisce l’organizzazione storica dei proprietari di casa – che vi siano proprietari disposti a concedere una riduzione del canone a un proprio inquilino che rischia di diventare moroso, perché non più in grado di pagare l’importo pattuito.

Se locatore e conduttore concordano di formalizzare la riduzione, l’Agenzia delle Entrate ha fatto presente che occorre registrare la modifica del contratto, per ridurre il carico d’imposte gravanti sul canone.
Infatti, il minor introito del canone determina una minor base imponibile e dunque il pagamento di imposte ridotte.
La registrazione, però, costa 67 euro d’imposta fissa. E per il bollo se ne vanno 14,62 euro per ogni foglio (pari a 100 righe).

Dunque, venire incontro alle esigenze di un inquilino concedendogli una riduzione di canone ha un costo burocratico.
Sarebbe auspicabile, conclude la Confedilizia, che almeno in casi simili si ponesse un limite alla voracità tassatoria del fisco, concedendo l’esenzione dagli oneri di bollo e di registro nel caso di diminuzione del canone.

Il Presidente della Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani, ha così dichiarato: “Quella indicata è una delle tante macroscopiche storture che abbiamo via via segnalato ai Governi. Speriamo che il Governo Letta, e il Ministro per le Infrastrutture on.le Maurizio Lupi (competente anche sulle Politiche abitative), vi pongano ora rimedio. Norme strampalate e disposizioni senza senso non possono più, a maggior ragione in questo periodo di crisi, assommarsi ad una fiscalità smodata, sabotando l’affitto fino a farlo spegnere e facendo nello stesso tempo finta di provvedere all’emergenza abitativa che incombe, con megalattici piani di edilizia popolare destinati a realizzarsi, al più presto, fra dieci anni”.




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