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Il nuovo catasto a prezzi di mercato

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Pubblicato da in Blog · 22 Luglio 2013
Tags: catastoprezziriforme

Un algoritmo determinerà i parametri. Riforma in tempi stretti in parallelo con quella dell’imposta sugli immobili.

Un catasto più a misura di contribuente. Non solo perché saranno aggiornate le valutazioni sul valore patrimoniale e la rendita degli immobili (finora spesso sganciate dagli effettivi prezzi di mercato), ma perché anche i proprietari avranno voce in capitolo, in caso di errate valutazioni da parte del fisco. Sono queste alcune delle novità a cui ha lavorato alla Camera il comitato ristretto della commissione finanze che sta passando al vaglio la legge delega fiscale. Un percorso che è ancora lontano dalla conclusione: manca l’approvazione del parlamento che difficilmente avverrà entro l’estate. È un fatto però la volontà di non allungare i tempi, poiché la riforma del catasto deve marciare di pari passo con quella dell’Imu. E per non provocare ritardi anche su questo fronte, è stato già stabilito un sistema di calcolo transitorio per l’imposta municipale unica.  

E sull’Imu si entra nel vivo del confronto. Dopo la cabina di regia politica che giovedì scorso ha rasserenato gli animi nella maggioranza, oggi è previsto l’incontro tra i tecnici del ministero dell’Economia e i rappresentanti dei partiti che sostengono il governo. Sul tavolo ci sono le ipotesi formulate dal ministro dell’Economia Saccomanni, per cancellare la tassa e per le relative proposte di copertura. Evitare infatti per tutto l’anno il pagamento della tassa sulla prima casa ha un costo, stimato in 4 miliardi, a cui vanno aggiunte le risorse per far fronte al mancato aumento dell’Iva. Un miliardo per il primo rinvio di tre mesi deciso a giugno (e coperto con l’aumento degli acconti fiscali) e un secondo miliardo per lo slittamento fino al 31 dicembre.  

Tornando al catasto, la principale novità è il coinvolgimento dei comuni, in una sorta di «federalismo catastale» che era stato accantonato tre anni fa e che adesso è ritornato in auge. La vecchia legge delega prevedeva che fosse l’Agenzia del territorio a modificare il criterio per stabilire il valore patrimoniale, passando dal numero dei vani ai metri quadri. Un processo che avrebbe richiesto tempi lunghi e risorse ingenti, considerando che le unità immobiliari su cui intervenire sono 60 milioni.  

L’Agenzia del territorio peraltro non ha a disposizione una serie di dati sugli immobili che invece i Comuni possono reperire facilmente, come già accaduto in via sperimentale a Torino e Genova. Saranno loro dunque a fornire informazioni relative all’esposizione, all’affaccio e allo stato di manutenzione degli immobili. Tutti parametri che verranno utilizzati dall’algoritmo che calcolerà il valore patrimoniale (necessario per determinare il valore catastale) tenendo anche in considerazione gli «ambiti territoriali del mercato immobiliare di riferimento». Anche la rendita catastale sarà aggiornata ai valori di mercato, utilizzando come criteri redditi di locazione medi, la localizzazione e le caratteristiche edilizie. In mancanza di valori di mercato attendibili, si utilizzeranno le medie degli ultimi tre anni.  

L’altra novità riguarda l’apertura delle commissioni censuarie (che avranno il compito di validare le nuove rendite catastali) ai rappresentanti di categoria del settore immobiliare. La scelta delle associazioni sarà decisa dal governo e nelle commissioni censuarie ci saranno anche rappresentanti degli enti locali. Il comitato ristretto ha stabilito inoltre come linea generale l’applicazione di criteri di pubblicità e trasparenza per la determinazione dei valori catastali. I proprietari potranno così tutelarsi da decisioni prese dall’amministrazione che giudichino inadeguate, utilizzando il meccanismo dell’autotutela o i ricorsi in commissione tributaria o al Tar. È ancora da definire la possibilità per il contribuente di contestare il criterio di calcolo utilizzato per determinare la rendita catastale. Su questo sarà la discussione in aula alla Camera a stabilire le eventuali modalità. Per quanto riguarda gli immobili storici (beni vincolati di pregio storico -artistico) potranno continuare a godere di benefici quelli non sfruttabili commercialmente. Per gli altri sarà la commissione finanze della Camera a decidere.




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