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Imu, i benefici per la prima casa

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Pubblicato da Dimensione Casa in Blog News · 6 Giugno 2013
Tags: imubeneficiprimacasatassefisco

La materia di oggi riguarda l’Imu, vale a dire quando non basta la residenza per avere i benefici della sospensione come prima casa. Il contribuente deve fare attenzione, in vista della prossima scadenza per l'Imu, se intende usufruire della sospensione della stessa in quanto possessore di immobili "Prima casa".

L'Imu non funziona come l'Ici, perciò molti che beneficiavano delle detrazioni per la prima casa con la vecchia tassa, non potranno fare ugualmente con la nuova. Ecco a cosa bisogna stare attenti, quando si tratta di abitazione principale. Innanzitutto non basta la residenza: per potere usufruire dei benefici per l'utilizzo dell'immobile come abitazione principale, bisogna che il proprietario lo utilizzi sia come dimora abituale sia che vi sia residente anagraficamente. Se mancano queste condizioni, si deve pagare l'Imu. Non più case in prestito ai figli: eventuali case date in uso gratuito a figli o altri parenti, che con l'Ici venivano assimilate ad abitazioni principali, con l'Imu vengono considerate altre proprietà, e assoggettate ad aliquota normale.

Paga anche il coniuge assegnatario in caso di separazione: l'ex casa familiare, di proprietà di un coniuge ma assegnata all'altro, mentre ai tempi dell'Ici veniva considerata come principale per il proprietario, anche se non vi risiedeva, se non possedeva altri immobili nello stesso comune, con l'Imu viene considerata abitazione principale per il coniuge assegnatario, che è quello tenuto a pagare l'imposta. Attenzione anche ad ospitare amici o parenti nella propria abitazione. Recentemente si è avuto il caso di una persona che per motivi di lavoro si trovava per parte della settimana a pernottare fuori sede rientrando solamente nel fine settimana. Nel frattempo la propria residenza e abitazione principale veniva condivisa, gratuitamente, con altre persone. Orbene, questo contribuente si è visto recapitare al proprio domicilio, avviso di accertamento per il pagamento dell'Ici (ora Imu) non come prima casa ma come altro immobile. Insomma, quali poteri può avere l'amministrazione comunale di accertare un'imposta ad un cittadino che lavora fuori sede, ma che non ha altre abitazioni? Quale legge impone ad un cittadino di condividere la propria abitazione con altri? Quale norma può espropriare un cittadino del proprio diritto di residenza e di porre in questa la sede dei propri affari ed interessi, anche affettivi? Occorre che le amministrazioni comunali, bisognose di fondi, applichino i regolamenti e le norme, come è giusto che sia, ma occorre anche potere valutare caso per caso. La legge non è un vestito su misura per tutti: va valutato quali siano i primari diritti di ogni persona e, possedendo un solo immobile, va riconosciuto un diritto sacrosanto.

Da ultimo, il problema della residenza diversa dal luogo in cui si ha la prima casa. Le disposizioni attuali sulle tasse per la prima casa determinano una gravissima ingiustizia che riguarda tutti coloro che sono obbligati ad emigrare alla ricerca di un lavoro, a staccarsi dalle proprie origini (distacco dalla famiglia, dagli amici o dall'ambiente) per recarsi in Italia o all'estero e guadagnare un amaro "tozzo di pane". Purtroppo infatti molte persone, per usufruire del medico di base o di altri servizi nel paese in cui lavorano, sono purtroppo costrette a cambiare residenza, pagare un affitto e pagare anche l'Imu come seconda casa per l'immobile posseduto nel loro paese natale. Questo caso, che vede molti giovani coinvolti, dovrà essere affrontato al più presto dal governo, pena un ingiusto indebolimento di un ceto di giovani lavoratori precari costretti a spostarsi, pagare alti affitti in città e poi subire un ulteriore e inutile balzello a casa propria.




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