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La legge di stabilità secondo Nomisma

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Pubblicato da in Blog · 18 Ottobre 2013
Tags: leggestabilitàtassefiscogoverno

L’opinione di Sergio De Nardis, capo economista del centro di analisi Nomisma, sulla legge di stabilità.

“La vera domanda è come si fa a realizzare azioni di stimolo con vincoli europei di deficit al 2.5%?”, questo l’interrogativo con cui esordisce Sergio de Nardis.
Rispetto alla legge di stabilità presentata dal Governo la domanda che sorge è: si poteva fare di più? Certamente, ognuno può immaginarsi interventi diversi da quelli prospettati e ritenerli superiori, secondo Sergio de Nardis. “Ma la vera domanda che dobbiamo tutti porci è un’altra: come si fa a realizzare davvero azioni di stimolo con vincoli europei di deficit al 2,5% (e a scendere allo 0,1% nel 2017)?”

Secondo De Nardis, la legge di stabilità impatta sul quadro macroeconomico del 2014 attraverso una manovra “netta” e una “lorda”.

La manovra netta è data dal maggior disavanzo, dal 2,3% al 2,5% del PIL, che si ha nel passaggio dal bilancio a legislazione invariata a quello programmatico. Si tratta di 3 miliardi di esborsi per investimenti finanziati in deficit, concessi dall’Europa per l’uscita dalla procedura di infrazione.
Con moltiplicatori fiscali elevati (superiori all’unità), questo modesto allentamento potrebbe aggiungere al PIL 2014 uno 0,2-0,3%; probabilmente tale effetto è già incorporato nella previsione governativa di un aumento del PIL dell’1% nel 2014.

La manovra lorda è di 8,6 miliardi di euro. Questa cifra comprende varie tipologie di intervento, ma la parte su cui si concentravano maggiormente le attese, ovvero cuneo fiscale e IRAP sul lavoro, non va oltre i 3 miliardi per il 2014. Di quei 3 miliardi si effettua poi uno spacchettamento a metà tra lavoratori (minori tasse) e imprese (minori contributi e IRAP sul lavoro).
È il risultato di una difficoltà di scegliere tra dare uno stimolo alla domanda interna o puntare, migliorando la competitività, sulle esportazioni, con la conseguenza ultima di fornire sgravi modesti su entrambi i fronti. Tenendo conto dell’elasticità del PIL rispetto alle due forme di sgravio pari, a regime, a circa lo 0,5, si comprende come questo sostegno all’economia finirà con l’essere quasi ininfluente.

“È pur vero – conclude De Nardis – che la tranche 2014 è parte di un percorso di riduzioni fiscali che si spinge fino al 2016, ma anche tenendo conto di ciò (circa 5,5 miliardi in tre anni alle imprese e quasi altrettanti al lavoro) si tratta di cifre limitate e troppo diluite nel tempo per essere efficaci”.




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