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Restare inquilini a casa propria: vendere la nuda proprietà

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Pubblicato da in Blog · 19 Luglio 2014
Tags: nudapropietà

La nuda proprietà pesa per il 2% circa sul totale dei contratti di vendita.

Cercare di ricavare un reddito o della liquidità dall’immobile che si possiede già. Per chi non ha un’altra abitazione da affittare, l’unica via da percorrere è quella della nuda proprietà: ossia il proprietario vende l’immobile mantenendone l’usufrutto.

Il vantaggio per chi acquista un immobile con questa formula sta nel pagare (oggi) un immobile a un prezzo più basso rispetto al valore di mercato, mentre per chi vende avere un immediato introito, conservando il diritto di abitare la propria casa fino alla morte.

Tuttavia, questa soluzione, sebbene sia possibile in Italia da un decennio, non sembra registrare grande successo. Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, nel decennio 2004/2013 le compravendite di nuda proprietà sono diminuite complessivamente del 74%.

Un basso ricorso alla nuda proprietà è legato sia a ragioni di mercato sia soprattutto a ragioni culturali: il proprietario ha resistenza a vendere, spesso lo fa solo se ha veramente necessità oppure è solo; chi compra per investire punta a un rendita immediata o alla disponibilità del bene, cose che la nuda proprietà non dà. Obiettivo che oggi, vista la grande offerta che c’è sul mercato, si può realizzare facilmente.

Il valore della nuda proprietà è dato dal prezzo di mercato dell’immobile, sottratto l’usufrutto che si calcola secondo tabelle prestabilite, calcolate all’atto di vendita dal notaio.

Talvolta, questa determinazione non è immediata: si pensi al venditore che ha una malattia, quindi con un’aspettativa di vita ridotta rispetto all’età anagrafica.

In generale più è alta l’aspettativa di vita del venditore, più è interessante il prezzo di acquisto dell’immobile per chi compra.

Più del 70% degli acquisti di nuda proprietà è finalizzato all’investimento a lungo termine, il 25,8% riguarda l’abitazione principale e solo il 3,2% ha come obiettivo la casa vacanza. Gli acquirenti hanno un’età compresa tra 35 e 64 anni nel 71,5% dei casi, spesso si tratta di genitori che acquistano per i figli, mentre i proprietari hanno un’età superiore a 55 anni nel 74,2% dei casi. L’analisi punta poi l’obiettivo sulle motivazioni che spingono i proprietari a vendere con la formula della nuda proprietà: quasi la metà dei venditori (46,8%) lo fa per reperire liquidità e quindi per mantenere un certo tenore di vita, oppure per far fronte ad esigenze legate all’avanzare dell’età e a volte per sostenere i figli nell’acquisto dell’abitazione; nel 37,1% dei casi si cerca di migliorare la propria qualità abitativa, mentre l’8,1% delle vendite è determinato dal cambiamento della struttura familiare.




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